Se cliccate sul link, potete trovare, in fondo alla home page, la sezione “Lavora con noi”, nella quale si leggono alcune cose interessanti:
- “Forniremo il tesserino di redattore dopo la pubblicazione di almeno tre articoli, contattateci.”
Redattore? Dopo tre articoli?
- “Se credete nella libertà di informare, fate un passo avanti e contribuite al cambiamento: dateci il vostro contributo come redattori volontari.”
Redattori volontari con libertà di informare?
Ohibò!
Sulla home page, accedendo al menù a tendina “altro” si può accedere al “Testo unico dei doveri del giornalista”, il quale, all’articolo 2, comma c, recita:
“(Il giornalista) tutela la dignità del lavoro giornalistico e promuove la solidarietà fra colleghi attivandosi affinché la prestazione di ogni iscritto sia equamente retribuita”.
Che strano quindi che i contributi siano da considerare a titolo gratuito, anche perché siamo in presenza di una testata giornalistica regolarmente registrata, sulla quale si richiamano esplicitamente i doveri del giornalista.
Chiedo, allora, via mail, informazioni circa la retribuzione dei collaboratori e sull’utilità del Tesserino da redattore, ecco la risposta:
“Le collaborazioni sono sempre gratuite. Il tessere e badge per identificare il collaboratore quando si reca per eventi, interviste, ecc
Dott. Antonio Peragine”
Ecco, quindi, si può lavorare gratis, ma con un bel tesserino.
Ma le cose strane (per me, eh, sono io che non le capisco) non finiscono qui, visto che il Dott. Antonio Peragine ha aperto una pagina Facebook intitolata “ANGPL - Associazione Nazionale Giornalisti e Pubblicisti Liberi”, i cui contenuti sono fermi al 2022, ma per saperne di più basta leggere qui, per capire che l'ANGPL al netto delle lunghe argomentazioni, tratti tutto tranne retribuzioni o diritti.
Insomma, dobbiamo iniziare a convincerci che “lavorare gratis” non è più un ossimoro.
